Il vestito di Arlecchino

Il vestito colorato di Arlecchino è tra le maschere più classiche e rappresentative del carnevale.

Ho scoperto che c’è una leggenda che ne narra l’invenzione.

Un bambino povero doveva partecipare alla festa in maschera della scuola, ma non aveva possibilità di avere un costume, per cui i suoi compagni di classe diedero i pezzi di stoffa rimasti dei loro alla mamma di Arlecchino che, durante la notte, li cucì tutti insieme.

Al mattino seguente Arlecchino sfoggiò il suo abito e fu eletto la maschera più bella della sfilata per i suoi innumerevoli colori.

Questa filastrocca di Gianni Rodari, nel suo stile inconfondibile, racconta la leggenda in maniera poetica e divertente.

Il vestito di Arlecchino di Gianni Rodari

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

Conoscevi la leggenda del vestito di Arlecchino?

Il vestito di Arlecchino - filastrocca di Gianni Rodari

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